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Dichiarazione industria 4.0 del fornitore: cosa verificare

Quando viene consegnato un bene, se può rientrare nell’incentivo dell’iperammortamento, viene spesso accompagnato da una dichiarazione del fabbricante di predisposizione all’industria 4.0 (e se non presente andrebbe richiesta). Ma cosa dovrebbe contenere e che cosa no?

Recentemente nello svolgere una perizia per un cliente abbiamo richiesto che il produttore fornisse una dichiarazione “industria 4.0” come ormai è uso chiamarla con indicazioni di come il bene soddisfacesse i requisiti della norma per accedere all’iperammortamento.

Il contenuto della dichiarazione, citando quasi testualmente, era:

Macchina utensile per asportazione (secondo l’allegato 6A)

La macchina ha i requisiti tecnici per l’industria 4.0.

Due righe, due. Chiaramente non è sufficiente, perché la presenza del PLC, l’utilizzo di interfacce utente semplici e intuitive, l’utilizzo di sensoristica attiva, la possibilità di fare teleassistenza sono indispensabili e il produttore dovrebbe dettagliarle ampiamente.

Viceversa diventa impossibile fare una analisi tecnica a supporto della richiesta dell’incentivo perché non è certo il cliente o il tecnico che possono ipotizzare su aspetti tecnici del bene come l’uso di un PLC o di sensoristica.

Abbiamo già trattato l’argomento in un paio di articoli, sia in senso generale sulla dichiarazione di conformità industria 4.0 sia dei contenuti minimi di questa dichiarazione (che un produttotre non può più ignorare e non in forza di una norma ma di un cambiamento generale del mercato).

Altre dichiarazioni di conformità più articolare riportano riguardo al punto 2 (interconnessione con caricamento da remoto di istruzioni):

È predisposto per essere interconnesso ai sistemi informatici di fabbrica; Ethernet TCP-IP L’indirizzo IP verrà definito in seguito all’emissione dell’ordine in accordo con il responsabile dei sistemi informativi del cliente;

Interconnesso, visto che l’agenzia delle entrate esplicita la necessità di invio e ricezione di informazioni, non significa collegato. Significa che è “attaccato” alla rete e che scambia dati con almeno qualcuno dei sistemi dell’azienda (la circolare esplicita chiaramente la cosa).

La parola “predisposto” salva la forma perché non indica che una volta collegato alla rete succederà qualcosa, ma solo che poi l’utilizzatore dovrà intraprendere delle azioni per mettere in piedi la comunicazione.

Peccato che nel momento in cui si inizia a porsi il problema di come scambiare i dati, non esiste documentazione, non esistono specifiche e talvolta viene proposto l’acquisto di ulteriore software e di ulteriore hardware. Questa offerta, in particolare, è molto scorretta in quanto significa che la macchina non è predisposta allo scambio dati come richiesto dalla norma e quindi viene meno la veridicità di una dichiarazione di conformità ad industria 4.0.

In queste situazioni, ed un tecnico è di grande aiuto prima dell’acquisto del bene, bisogna chiedere esplicitamente la documentazione e le specifiche per scambiare dati con la macchina, cosa si può inviare e che cosa si può ricevere. In funzione di questi, verificare come l’azienda è pronta o deve preparasi e trattarli. Eventualmente, e non è affatto una rarità, chiedere che la macchina sia modificata per uno scambio agevole delle informazioni (o ancora perché questo venga effettivamente implementato).

Probabilmente i denari spesi per una iniziale consulenza ne fanno risparmiare molti atri se si interviene troppo tardi.


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stefano

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