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GDPR e la frittata rivoltata in modo geniale

Parliamo finalmente di una cosa interessante: come riorganizzo i miei form di raccolta dati in modo geniale? Lo facciamo con un esempio classico: l’e-book in regalo.

Per ottenere contatti, scriviamo una piccola guida e la rendiamo disponibile su invio dei propri dati di contatto. Lo fanno in tanti da sempre. Poi usano quel contatto per mandare materiale informativo e pubblicitario dei loro prodotti.

Qui si apre il dibattito: sarà lecito? Fare marketing diretto richiederebbe il consenso dell’utente. E tutti sembrano adesso spaventati da questo. Quindi, nel form di registrazione per ottenere il libro, andrebbe messo un checkbox per l’accettazione a ricevere pubblicità.

Qualcuno potrebbe anche tirare fuori il legittimo interesse, è previsto dal GDPR e contempla anche il marketing diretto (commento 47):

I legittimi interessi di un titolare del trattamento, compresi quelli di un titolare del trattamento a cui i dati personali possono essere comunicati, o di terzi possono costituire una base giuridica del trattamento, a condizione che non prevalgano gli interessi o i diritti e le libertà fondamentali dell’interessato, tenuto conto delle ragionevoli aspettative nutrite dall’interessato in base alla sua relazione con il titolare del trattamento. Ad esempio, potrebbero sussistere tali legittimi interessi quando esista una relazione pertinente e appropriata tra l’interessato e il titolare del trattamento, ad esempio quando l’interessato è un cliente o è alle dipendenze del titolare del trattamento. In ogni caso, l’esistenza di legittimi interessi richiede un’attenta valutazione anche in merito all’eventualità che l’interessato, al momento e nell’ambito della raccolta dei dati personali, possa ragionevolmente attendersi che abbia luogo un trattamento a tal fine. Gli interessi e i diritti fondamentali dell’interessato potrebbero in particolare prevalere sugli interessi del titolare del trattamento qualora i dati personali siano trattati in circostanze in cui gli interessati non possano ragionevolmente attendersi un ulteriore trattamento dei dati personali. […] Costituisce parimenti legittimo interesse del titolare del trattamento interessato trattare dati personali strettamente necessari a fini di prevenzione delle frodi. Può essere considerato legittimo interesse trattare dati personali per finalità di marketing diretto.

Ovviamente è un legittimo interesse che va giustificato. E’ lecito pensare che la relazione che si instaura con l’utente che vuole il mio libro sia usabile per mandare mail che promuovono il mio prodotto? Beh, non è così improbabile. E’ ragionevole che il mio utente che scarica il mio libro si aspetti che poi io lo tampini un po’ proponendogli i miei servizi? Beh, non mi pare irragionevole.

Ti regalo la mia guida breve alla gestione del tempo e sono l’autore della guida completa alla gestione del tempo, vuoi vedere che non ti aspetti che ti mandi qualche consiglio? Io, personalmente, quando scarico guide tecniche gratuite mi aspetto sempre che poi mi mandino qualche invito a provare o comprare il loro prodotto correlato.

Certo, se viceversa mi mandano pubblicità di giochi d’azzardo, allora la cosa cambia di netto. No, quello non me lo aspetto.

Il trattamento iniziale che faccio (raccolgo il dati per spedirgli l’e-book) viene anche integrato con un secondo (ulteriore) trattamento per la spedizione della pubblicità. Potete leggere il commento 50 del GDPR per alcune osservazioni ad un ulteriore trattamento diverso da quello iniziale. Vale la pena anche soffermarsi sul commento 70 dove si spiega che in caso di consenso al marketing diretto o alla scelta del marketing diretto come ulteriore trattamento, si deve dare la possibilità di sospendere questa attività.

Cosa normali e sensate alla fine, niente di complicato.

Rivoltiamo la frittata

Ma possiamo anche rivoltare la frittata ed essere più trasparenti con il nostro utente. Invece di offrigli un e-book, gli offriamo l’iscrizione proprio alle nostre comunicazioni di natura commerciale.

“Iscriviti alla nostra newsletter che ti tiene aggiornato su prodotti e fornisce consigli sul loro utilizzo, riceverai anche un e-book gratuito che ti spiega come iniziare a…”

Chiarezza. Il servizio che offriamo e per il quale verranno inviati i dati è esattamente quello per cui vogliamo i suoi dati: mandargli delle email. Gli diamo anche un incentivo, ma non c’è nulla di male o di subdolo in questo. Poi, nel rispetto delle indicazioni al commento 70 del GDPR, le nostre email avranno il solo “disiscriviti” che mette tutti d’accordo.

Informazione chiara, trasparente, comprensibile e, secondo me, incontestabile. Non vuoi ricevere le email ma vuoi il mio e-book lo stesso? Allora perché mai al supermercato non mi danno i regali senza farmi riempire tutta la tessera con i punti spesa (con la quale raccolgono i miei dati e le mie abitudini…)?

Ecco come si rivolta una frittata. Che ne pensate?


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About the author

stefano

1 commento

  • Corretto.

    Sembra ridicolo (invertire l’offerta) ma non lo e’.

    La ratio e’ quella di far trattare dati personali in modo trasparente.

    Io ti do’ la newsletter. E ti ringrazio con un ebook. Chiaro.

    Io ti do’ l’ebook, ma poi l’email la uso per tante altre cose … dovremmo preoccuparcene, anche se il vero problema e’ sapere cosa fanno i nostri ip.

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