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I giovani non bastano: formazione in azienda

Scritto da stefano

Ogni volta che si partecipa ad una conferenza che riguarda l’industria e la tecnologia,  non manca mai l’argomento “non ci sono competenze tecnologiche sufficienti, la scuola non ne produce abbastanza”. In parte la natura stessa della cultura italiana non aiuta essendo molto orientata al settore umanistico, commerciale o giuridico, dall’altro c’è un problema più squisitamente numerico dovuto alla distribuzione delle popolazione. E si può risolvere in un solo modo.

La ricerca di personale tecnico qualificato appena sfornato dalla scuola sembra essere il peggior incubo delle aziende. L’ho vissuto in prima persona quando in collaborazione con aziende informatiche, non c’era verso di trovare neo-programmatori. Le motivazioni sono diverse, le cause tante, ma non possiamo prescindere da un fatto non modificabile: la popolazione italiana.

Ecco un grafico che ci mostra come è distribuita la popolazione italiana per fascia di età.

I giovani che escono dalla scuola sono quelli della fascia di età 19-20 e 20-24 che sono ai minimi storici. La popolazione che invece è in età lavorativa è ai massimi storici, quindi c’è una abbondanza di disponibilità di lavoratori “senior” e una scarsità di offerta di lavoratori “junior”. Ammesso che la necessità di lavoratori delle aziende nei prossimi anni rimanga la stessa, è probabile un forte calo della disoccupazione e un forte aumento dei pensionati che, non essendoci risorse, faranno fatica ad arrivare a fine mese.

Tornando alla carenza di figure tecnologiche e considerando che non è banale cambiare in poco tempo il profilo culturale di un paese che preferisce l’avvocatura all’ingegneria, non ci sarà modo di recuperare teste tecnologiche nei prossimi anni. E dall’estero di sicuro non ne arriveranno.

Quello che è indispensabile fare è trasformare ora la popolazione lavoratrice “senior” recuperando tecnici innovativi da profili tecnici classici. E’ un percorso obbligato, facile da prevedere e che necessità solamente di organizzarsi nel fare formazione.

Formazione, questa sconosciuta. Eppure in Italia sono disponibili degli incentivi veramente importanti per la formazione dei propri dipendenti che non dovrebbero essere perduti: oltre ad un risparmio fiscale, permettono di migliorare in modo sensibile l’utilizzo della tecnologia rendendo più competitiva l’azienda.

La formazione aumenta la partecipazione dei lavoratori al processo aziendale perché riescono a capirlo meglio e i cambiamenti non vengono percepiti come imposizioni ma come opportunità di fare le cose in modo più interessante.

Un esperimento semplice da fare è chiedere ai propri operai, nei contesti adeguati, se l’utilizzo di un tablet per svolgere parte delle loro mansioni sarebbe apprezzato al posto di scrivere su carta o doversi recare ad una postazione con il PC, magari condiviso. Sembra un caso sciocco, ma in moltissimi contesti è praticabile e desiderabile, bisogno solo pensarci.

E un tablet richiede un certo livello di automazione nell’azienda che va spiegato a chi ne è parte perché venga apprezzato e seguito nel modo corretto. Serve un piano di formazione specifico che accompagni l’introduzione delle nuove tecnologie. Non serve (necessariamente) uno junior introvabile che “sappia usare il PC”.


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