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Iperammortamento: risparmio del primo anno

Scritto da stefano

Ogni volta che si affronta un caso di macchinario per il quale un cliente vuole accedere all’incentivo dell’iperammortamento, il primo e più serio ostacolo è l’integrazione con il sistema logistico. Nè le macchine né i gestionali sono pensati per questa integrazione… e quindi è necessario modificarli spendendo dei soldi. Ma quanti?

E’ abbastanza preoccupante che dopo un anno e mezzo dall’incentivo dell’iperammortamento per spingere le aziende verso impresa 4.0, ci sia ancora così poca attenzione alla parte di integrazione tra macchine e sistema logistico. Poca attenzione sia da parte di produttori di software sia da parte dei produttori di macchine.

La sensazione generale è che non si sia affatto capito quali siano i requisiti della norma (e quindi anche lo spirito generale della stessa) quasi credendo che la presa Ethernet sulla macchina con attaccato un cavo di rete dell’azienda sia tutto ciò che serve.

Chiaramente non è così e un tecnico serio lo mette subito in evidenza durante l’analisi tecnica. Ma la difficoltà principale è poi far capire perché l’ispezione ha dato esito negativo essendo i concetti di industria 4.0 spesso lontani dal modo di lavorare delle aziende (senza nulla togliere al fatto che il loro modo di lavorare sia profittevole e corretto).

Questa mancanza di preparazione da parte dei sistemi logistici e delle macchine e quindi, non ultimo, la mancanza di preparazione dell’azienda, costringe ad intervenire con modifiche successive che comportano dei costi.

Assunto che non si può “chiudere un occhio”, vediamo quando budget ci permette l’accesso all’iperammortamento per investire in software e hardware che ci permette di allinearci ai requisiti della norma.

Esempio per una macchina da 100.000 euro

Prendiamo come esempio una macchina da 100.000 euro, con ammortamento in 8 anni con quota 12.5%: vedi il decreto sulle quote di ammortamento per settore produttivo. Il primo anno si fa un ammortamento per metà quota (quindi 6.25%). In regime di iperammortamento il valore virtuale del bene è di 250.000 euro con una quota di ammortamento al primo anno di 15.625 euro. Andando in credito di imposta con l’IRES al 24% abbiamo un valore di 3.750 euro.

Il differenziale rispetto ad un ammortamento normale, già il primo anno, è di 2.250 euro. E’ possibile pensare di investirli per migliorare il proprio sistema informativo (gestione commesse, gestione magazzino, …) in modo da renderlo più efficiente e permettere un adeguamento migliore rispetto alla norma? Senza contare il vantaggio che ne ha l’azienda nel gestire in modo migliore alcune parti del processo.

Valore dell’investimento Maggiorazione ammortamento primo anno
100.000 2.250
200.000 4.500
300.000 6.750
400.000 9.000
500.000 12.250

La domanda da farsi sempre è: perché devo fare “a mano” (o peggio “ad occhio”) quello che può essere fatto automaticamente da una macchina collegata con un gestionale? La maggiore spesa rispetto al puro costo del macchinario che può essere assorbita dalla maggiorazione dell’ammortamento ha due vantaggi fondamentali:

  • assicura una maggiore aderenza alla norma e quindi dà più garanzie di mantenimento dell’incentivo a fronte di un controllo
  • assicura una migliore gestione del processo aziendale diminuendo errori e sprechi
  • induce a rivedere la propria gestione attraverso strumenti informatici nuovi che possono aprire ad importanti possibilità

Chi pensa che siano solo belle parole, può domandarsi se, oggi, la sua azienda possa non utilizzare computer, fogli Excel, email. Eppure, non molti anni fa, il fax sembrava il massimo tra i metodi di comunicazione e il computer, non in rete, un sistema fantastico per scrivere dei documenti senza utilizzare la macchina da scrivere.

E’ poi importante ricordare che anche il software è oggetto di incentivo con un superammortamento al 130%.

Gli incentivi scuotono le abitudini

Questi incentivi incentivi per l’innovazione sono fatti per scuotere e cambiare le abitudini. Le abitudini sono quelle buone pratiche che ogni azienda, nel tempo, ottimizza per rendere più efficiente la produzione, diminuire i costi, aumentare il profitto. Ma le abitudini possono nel tempo portare l’azienda a discostarsi dalle esigenze del mercato facendo perdere in competitività.

Il non riconoscere per tempo che la propria “abitudine” non è più adatta spinge a spendere più tempo e fatica per recuperare la perdita di competitività, credendo che non sia una questione di procedure ma di quantità di lavoro. Questo innesca un meccanismo vizioso che fa aumentare i costi e diminuire la qualità dell’ambiente di lavoro.

 


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