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L’industria 4.0 e i lavoratori

Scritto da stefano

C’è una forte preoccupazione che questa spinta all’ammodernamento delle fabbriche con una sempre maggiore automazione produca una perdita di posti di lavoro. Sarà così.

Se in una fabbrica metto un centro di lavoro robotizzato che lavora 24 ore al giorno dei pezzi prima lavorati in parte “a mano” quei posti di lavoro andranno persi. Chi dice il contrario dice una stupidaggine.

Questo non significa che non si creino posti di lavoro nuovi, anzi si sono già creati e spesso rimangono vuoti, ma sono posti per lavori nuovi, non solo  nuovi posti di lavoro.

Non è una sottigliezza ed è un problema che sì è verificato molte volte nella storia dell’uomo. Mio nonno era calzolaio prima e dopo la seconda guerra mondiale. L’ingresso di macchine che riuscivano a fare quello che prima usciva solo dalle sue mani, ha cancellato il suo lavoro.

Il posto di lavoro nella fabbrica di scarpe c’era, ma era adatto a lui? O ancore, lui era adatto a quel lavoro?

Il problema della conversione dei lavoratori alle nuove mansioni non è banale, specie in questo momento dove le nuove mansioni nascono tanto velocemente come scompaiono quelle più consolidate.

Il mondo dell’informatica ne è un chiaro esempio: in meno di 20 anni ci sono lavori e tecnologie che non esistono più o che esistono in piccole nicchie (non facilmente aggiornabili) dove solo pochi professionisti trovano ancora lavoro (e magari ben pagati proprio per le loro conoscenze storiche). Tutti gli altri? Hanno dovuto ripartire.

Con l’industria 4.0 succederà la stessa cosa, non si può mentire e dire che non ci sarà perdita dei posti di lavoro che sono oggi occupati solo perché ne nasceranno altri. Il bilancio potrà essere positivo, ma la migrazione dei lavori, come avverrà?

Questi nuovi posti non possono al momento essere occupati dalla forza lavoro specializzata in tutt’altro. E non sono io a dirlo: sono le aziende stesse a lamentare la mancanza delle figure che cercano.

Questa trasformazione ha bisogno di formazione, anzi la formazione doveva iniziare ancora prima della trasformazione tecnologica.

Chi porta in azienda l’industria 4.0, magari animato dai tanti incentivi o dalle grandi promesse della trasformazione digitale, deve avere ben chiaro che è suo compito portare in azienda anche la trasformazione (non il cambio) delle persone in modo che possa sfruttare al massimo la tecnologia.

Perché? La tecnologia è un supporto al business, non è il business stesso. Le macchine non conoscono i processi aziendali, sono nella testa e nella professionalità delle persone.

Una fabbrica senza persone può avere tutti i macchinari “intelligenti” del mondo, ma starebbe ferma, e non solo in senso produttivo, anche in senso evolutivo.

E’ quindi necessario prendere l’esperienza e la professionalità e fare in modo che venga espressa attraverso la nuova tecnologia, evitando il rischiodi perderla perché “l’operaio ha le dita troppo grosse per usare il tablet”.


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stefano

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